In un contesto generale di continue lotte, di massacri, e di incapacità dell’uomo di prosperare nella pace, a pochi giorni dalla Pasqua torna alle mente quello che successe più di 86 anni fa. “Le notizie degli ultimi giorni mi inducono a pensare che la crisi mondiale potrebbe essere molto vicina.” Con queste parole, nel 14 aprile 1939, Franklin Delano Roosevelt lanciò un appello diretto a Hitler e Mussolini, chiedendo garanzie che non avrebbero aggredito, per almeno dieci anni, 31 paesi tra Europa, Medio Oriente e Asia. “Tale assicurazione, se data da tutte le nazioni, potrebbe contribuire grandemente alla stabilizzazione e al progresso della civiltà moderna.” In un momento in cui il mondo sembrava sull’orlo del baratro, Roosevelt parlava di pace, cooperazione e responsabilità morale. Ma la risposta fu un tragico segnale dei tempi. Hitler, il 28 aprile, lesse il messaggio davanti al Reichstag con tono sarcastico, ridicolizzando l’appello e suscitando le risate del parlamento tedesco. Disse ironicamente: “Herr Roosevelt mi chiede di garantire la pace a trentuno paesi, alcuni dei quali non ho mai nemmeno pensato di visitare.” Le parole di Roosevelt risuonano oggi come un monito dimenticato, l’ultimo tentativo di fermare una guerra che, pochi mesi dopo, avrebbe cambiato per sempre il volto della storia
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